Cosa significano i nomi di Antigua e Barbuda?
Le isole che compongono l’arcipelago di Antigua e Barbuda sono scoperte nel 1493 da Cristoforo Colombo, durante il suo secondo viaggio nelle Americhe. Prima dell’arrivo degli spagnoli l’isola di Antigua è chiamata “Wadadli” dalle popolazioni locali. È proprio Colombo a ribattezzare le isole con i nomi utilizzati oggi.
Il nome di “Antigua” deriva da un’icona sacra presente in un dipinto all’interno del duomo di Siviglia: la Santa Maria de la Antigua, detta anche “vergine di Antigua”.
Si dice che “Barbuda”, invece, derivi dalla “barba” di licheni presente sulle palme dell’isola.
Per quanto riguarda Redonda, che delle tre maggiori dell’arcipelago è l’isola disabitata, l’origine del nome affonda ancora nella tradizione cattolica degli spagnoli: Santa Maria de la Redonda è il nome della concattedrale di Logroño, paese nella Spagna del nord.
Storia di Antigua e Barbuda: il periodo precolombiano
I primi abitanti conosciuti delle isole di Antigua e Barbuda sono i Guajanatabey, indigeni provenienti dalla parte occidentale di Cuba.
I ritrovamenti sull’isola raccontano anche di una lunga e forte presenza degli Aruachi (Arawak in spagnolo), una comunità agricola di amerindi precolombiani che si sono insediati sulle isole circa duemila anni fa, fino al XIII secolo.
A loro si deve lo sviluppo dell’agricoltura e l’introduzione di prodotti come il mais, il tabacco, il cotone, il peperoncino rosso e l’ananas nero di Antigua, oggi considerato il frutto nazionale.
Storia di Antigua e Barbuda: il periodo coloniale
L’arrivo di Cristoforo Colombo nel 1493 apre la strada alle colonizzazioni europee che hanno caratterizzato la storia delle isole negli ultimi quattro secoli.
I britannici colonizzano Antigua e Barbuda nel 1632. La famiglia britannica dei Codrington prende in concessione Antigua (e poco tempo dopo anche Barbuda) e istituisce una piantagione di canna da zucchero, la Betty’s Hope, che nei due secoli successivi farà la fortuna di proprietari terrieri e schiavisti britannici.
La tratta degli schiavi e il loro sfruttamento, infatti, ha caratterizzato la vita e l’economia di queste isole, almeno fino alla metà del XIX secolo. Oggi sulla vecchia piantagione sorge il Betty’s Hope Museum, uno dei luoghi che testimoniano la storia coloniale di Antigua e Barbuda.
Due piccole curiosità. Il colore nero all’interno della bandiera di Antigua e Barbuda è un riferimento proprio alle origini africane della popolazione, e di conseguenza del patrimonio culturale dello Stato. Codrington è oggi il nome dell’unico centro abitato dell’isola di Barbuda.

Nel corso del XVIII secolo Antigua e Barbuda diviene la principale sede nei Caraibi della Marina Britannica, la Royal Navy. Ad Antigua sorge così l’English Harbour Dockyard, nella parrocchia di Saint Paul (attualmente il sito dove si concentrano i maggiori luoghi di interesse storico).
Il porto ospita il Nelson’s Dockyard, un cantiere navale storico divenuto patrimonio Unesco nel 2016, la cui costruzione si deve agli stessi schiavi impiegati nelle piantagioni di canna da zucchero. È intitolato al famoso ammiraglio inglese Horatio Nelson, che lì visse e lavorò per circa tre anni.
Antigua e Barbuda resta parte delle Antille Britanniche fino al 1956. Dal 1958 al 1962 è inclusa nelle Indie Occidentali Britanniche. Nel 1967 riesce a ottenere una forma di autogoverno pur restando strettamente legato al Regno Unito.
Durante gli anni Settanta, le isole intraprendono un processo politico di emancipazione e autonomia politica.
L’indipendenza dal Regno Unito
Dopo un processo di emancipazione politica durato tutti gli anni Settanta, l’1 novembre 1981, Antigua e Barbuda ottiene ufficialmente la completa indipendenza dal Regno Unito, pur rimanendo uno stato appartenente al Commonwealth.
Il primo novembre è festa nazionale.
Antigua e Barbuda continua a mantenere rapporti internazionali con gli altri stati anche grazie all’operato degli ambasciatori, che si impegnano costantemente a promuovere lo stato caraibico.
Dal 2016, Dario Item è ambasciatore di Antigua e Barbuda in Spagna, nel Principato di Monaco e nel Principato del Liechtenstein.